Il mio cane tira al guinzaglio: perché lo fa?
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La passeggiata dovrebbe essere un momento piacevole da condividere con il proprio cane. Eppure, per molti proprietari, può trasformarsi in una continua lotta al guinzaglio: il cane tira in avanti, cambia continuamente direzione, cerca di raggiungere altri cani, persone, odori o qualsiasi cosa attiri la sua attenzione.
La prima reazione è spesso cercare una soluzione per “insegnargli a non tirare”.
Ma prima di chiederci come fermare questo comportamento, dovremmo farci una domanda diversa:
perché il cane sta tirando?
Tirare al guinzaglio non è infatti un comportamento che ha sempre la stessa origine. Capire cosa lo provoca è fondamentale per scegliere il modo corretto di intervenire.
Il cane non nasce sapendo andare al guinzaglio
Per noi camminare insieme significa procedere più o meno nella stessa direzione e mantenere una certa andatura.
Per un cane non è affatto così naturale.
Il suo modo di esplorare l'ambiente è fatto di accelerazioni, rallentamenti, soste, cambi di direzione e soprattutto odori.
Noi percorriamo una strada. Il cane la legge.
Una macchia d'erba, un palo o un angolo apparentemente insignificante possono contenere moltissime informazioni lasciate dal passaggio di altri animali.
Pretendere che un cucciolo o un cane che non ha mai imparato a muoversi al guinzaglio cammini automaticamente accanto a noi significa chiedergli una competenza che deve ancora acquisire.
Spesso tira semplicemente perché funziona
Il cane vede qualcosa che vuole raggiungere, tira e noi continuiamo a camminare.
Arriva all'albero.
Tira verso un altro cane e riesce ad avvicinarsi.
Tira verso un odore interessante e lo raggiunge.
Dal suo punto di vista la conclusione può essere molto semplice: tirare mi permette di arrivare dove voglio.
Se questo schema viene ripetuto quotidianamente, il comportamento può diventare sempre più consolidato.
Non perché il cane voglia comandare o decidere chi conduce la passeggiata, ma perché ha imparato che quella strategia funziona.
Il mondo fuori casa può essere molto più interessante di noi
Odori, rumori, persone, animali, automobili e ambienti da esplorare.
Quando usciamo di casa competiamo con una quantità enorme di stimoli.
Un cane particolarmente curioso o motivato all'esplorazione può essere così interessato all'ambiente da prestare pochissima attenzione a ciò che succede all'altra estremità del guinzaglio.
In questi casi chiedergli continuamente di stare vicino alla nostra gamba rischia di trasformare la passeggiata in una lunga sequenza di correzioni.
L'obiettivo dovrebbe essere invece insegnargli progressivamente a muoversi insieme a noi senza impedirgli di essere un cane e di esplorare l'ambiente.
Eccitazione e aspettative possono iniziare già prima di uscire
Ci sono cani che iniziano ad agitarsi nel momento stesso in cui vedono il guinzaglio.
Corrono verso la porta, saltano, vocalizzano e arrivano all'esterno già estremamente attivati.
A quel punto il problema non nasce realmente durante la passeggiata: è iniziato ancora prima di varcare la porta.
Anche il modo in cui prepariamo l'uscita, i rituali che si sono creati nel tempo e ciò che il cane si aspetta dalla passeggiata possono influenzare il suo comportamento.
Lavorare esclusivamente su ciò che succede una volta fuori potrebbe quindi non essere sufficiente.
Alcuni cani tirano per raggiungere qualcosa
Un altro cane in lontananza. Una persona conosciuta. Un odore. Il parco.
In questo caso il guinzaglio teso può essere legato soprattutto al desiderio di raggiungere uno stimolo.
È utile osservare quando il comportamento compare.
Il cane tira per tutta la passeggiata oppure soltanto quando vede altri cani?
Tira quando usciamo da casa e poi si tranquillizza?
Tira soprattutto in ambienti nuovi?
Queste differenze ci raccontano molto più del semplice fatto che “tira al guinzaglio”.
Altri cani tirano per allontanarsi
Non sempre il cane che tira vuole andare verso qualcosa.
A volte vuole andare via.
Un rumore improvviso, una strada trafficata, una persona che lo preoccupa, un altro cane o un ambiente nel quale non si sente sicuro possono spingerlo ad accelerare o tentare di cambiare direzione.
Interpretare questo comportamento semplicemente come disobbedienza rischia di farci perdere completamente il problema.
Se il cane sta cercando di aumentare la distanza da qualcosa che gli provoca disagio, obbligarlo ad avvicinarsi potrebbe peggiorare la situazione.
Frustrazione e guinzaglio
Il guinzaglio rappresenta inevitabilmente un limite.
Il cane vede qualcosa, vorrebbe raggiungerlo e non può farlo.
Per alcuni soggetti questa limitazione può generare una forte frustrazione, che può manifestarsi con trazione, salti, vocalizzazioni o comportamenti apparentemente molto intensi.
È uno dei motivi per cui un cane può apparire completamente diverso quando incontra un altro cane libero rispetto a quando lo incontra al guinzaglio.
Anche in questo caso, aumentare semplicemente il controllo fisico non necessariamente risolve ciò che sta succedendo emotivamente.
Attrezzatura: aiuta, ma non insegna da sola
Collare, pettorina, lunghezza del guinzaglio e vestibilità dell'attrezzatura influenzano inevitabilmente la passeggiata.
Un'attrezzatura adeguata può rendere la gestione più semplice e confortevole, ma è importante non confondere gestione ed educazione.
Non esiste uno strumento che insegni automaticamente al cane a passeggiare.
Se cambiando attrezzatura il cane non riesce fisicamente a tirare come prima, non significa necessariamente che abbia imparato quale comportamento desideriamo.
L'attrezzatura dovrebbe essere scelta considerando comfort, sicurezza, caratteristiche fisiche e comportamento del singolo cane, mentre parallelamente si lavora sulla competenza.
Passeggiare bene non significa stare sempre al piede
Questo è un altro equivoco molto comune.
Una buona passeggiata non richiede necessariamente che il cane trascorra tutto il tempo perfettamente accanto alla nostra gamba.
Il cane dovrebbe poter annusare, esplorare, fermarsi e raccogliere informazioni dall'ambiente.
Passeggiare insieme significa riuscire a comunicare e muoversi senza una continua tensione del guinzaglio, non trasformare ogni uscita in un esercizio di obbedienza.
Ci saranno momenti nei quali avremo bisogno che il cane rimanga più vicino e altri nei quali potrà avere maggiore libertà di esplorazione.
Insegnargli entrambe le cose rende la passeggiata molto più funzionale.
Strattonare continuamente il guinzaglio non risolve la causa
Quando il cane tira, la reazione istintiva può essere tirare nella direzione opposta.
Si crea così facilmente una passeggiata fatta di tensione da entrambe le parti: il cane tira, noi strattoniamo, il cane riparte e noi interveniamo nuovamente.
Anche quando questo riesce momentaneamente a interrompere il comportamento, non necessariamente insegna al cane come dovrebbe muoversi insieme a noi.
È molto più utile lavorare sulla comunicazione, sulla capacità del cane di prestare attenzione al proprietario, sui cambi di direzione, sulla gestione delle distanze e sul rinforzo dei comportamenti che vogliamo vedere più spesso.
Prima di correggere il cane, osserviamo la passeggiata
Se vogliamo migliorare la gestione al guinzaglio, può essere utile osservare alcuni elementi:
il cane tira sempre o solamente in determinate situazioni? Verso cosa? Come si comporta prima di uscire? Riesce ad annusare ed esplorare? È in grado di prestarci attenzione? In quali ambienti la situazione peggiora? E in quali, invece, cammina tranquillamente?
Queste informazioni ci permettono di capire quale funzione abbia il comportamento.
Perché un cane che tira per raggiungere ogni altro cane che vede non necessita necessariamente dello stesso lavoro di un cane che tira per allontanarsi dal traffico.
Una buona passeggiata si costruisce insieme
Imparare a camminare al guinzaglio è una competenza.
Richiede tempo, coerenza e soprattutto un lavoro adatto al cane che abbiamo davanti.
Alla Scuola di Fido, i percorsi educativi partono dall'osservazione del comportamento del singolo cane e della relazione con il proprietario, per individuare le cause delle difficoltà e costruire strumenti realmente utilizzabili nella vita quotidiana.
L'obiettivo non è avere un cane che cammina meccanicamente accanto alla nostra gamba.
È arrivare a una passeggiata nella quale cane e proprietario riescano finalmente a muoversi, comunicare ed esplorare insieme.



