Handling: preparazione fisica e mentale del cane da esposizione

Quando si parla di Handling, si pensa quasi immediatamente alla tecnica di presentazione: il cane che mantiene correttamente la posizione, si muove al trotto accanto al conduttore, si lascia esaminare dal giudice e riesce a mostrare nel ring le proprie caratteristiche nel modo migliore possibile.
Tutto questo fa certamente parte dell'Handling, ma rappresenta soltanto una parte della preparazione.
Un cane che partecipa alle esposizioni deve infatti affrontare un contesto piuttosto impegnativo. Viaggi, ambienti sconosciuti, moltissimi cani, persone, rumori, lunghe attese e spazi affollati precedono quei pochi minuti durante i quali verrà effettivamente giudicato. Una volta entrato nel ring, inoltre, gli viene chiesto di muoversi in un determinato modo, rimanere concentrato sul proprio conduttore, stare vicino ad altri cani e accettare l'avvicinamento e la manipolazione di una persona sconosciuta.
Per questo preparare un cane per un'esposizione non significa soltanto insegnargli cosa fare nel ring. Significa lavorare nel tempo affinché possa arrivarci fisicamente preparato, mentalmente sereno e sufficientemente competente da affrontare ciò che gli verrà richiesto.
La preparazione mentale comincia molto prima del ring
Un errore piuttosto comune è pensare che il cane possa semplicemente “abituarsi” alle esposizioni partecipandovi. L'esperienza è sicuramente importante, ma non è la quantità di esposizioni a determinare automaticamente la sicurezza del cane: conta soprattutto come quelle esperienze vengono vissute.
Per un giovane soggetto, passare improvvisamente da un ambiente conosciuto a un grande padiglione pieno di cani, rumori, altoparlanti e persone può essere molto impegnativo. Alcuni cani sembrano adattarsi immediatamente, altri hanno bisogno di più tempo. La preparazione dovrebbe quindi avvenire gradualmente, costruendo prima le competenze in contesti semplici e aumentando progressivamente la difficoltà.
Possiamo insegnare inizialmente lo stack e il movimento in un luogo tranquillo, per poi riproporli in ambienti diversi, con qualche distrazione, in presenza di altre persone e successivamente di altri cani. In questo modo non stiamo semplicemente insegnando un esercizio: stiamo insegnando al cane a ritrovare quelle competenze anche quando cambia ciò che accade intorno a lui.
L'obiettivo non è ottenere un cane completamente indifferente all'ambiente, ma un soggetto che riesca a osservarlo, elaborarlo e continuare a lavorare con il proprio conduttore senza esserne sopraffatto.
Anche lasciarsi esaminare è qualcosa che si impara
Durante il giudizio una persona sconosciuta entra nello spazio del cane, lo osserva da vicino, può toccare diverse parti del corpo e deve poter valutare correttamente anche dentatura e chiusura. Per alcuni soggetti è una situazione assolutamente naturale, mentre per altri può essere molto meno semplice.
Aspettare la prima esposizione per scoprire come reagirà non è l'ideale.
La manipolazione può essere preparata gradualmente fin da giovane, insegnando al cane che essere toccato, mantenere una posizione mentre qualcuno lo osserva e mostrare la bocca sono situazioni prevedibili e gestibili. Progressivamente possiamo poi coinvolgere persone differenti, perché accettare la manipolazione del proprietario non significa automaticamente essere altrettanto tranquilli quando ad avvicinarsi è uno sconosciuto.
Anche qui la differenza è importante: non vogliamo semplicemente un cane che “si lascia fare tutto”, ma un cane che abbia compreso ciò che sta accadendo e sappia affrontarlo serenamente.
Un cane da esposizione deve anche imparare a non fare nulla
Può sembrare quasi un controsenso, ma una delle competenze più utili per un cane che frequenta le esposizioni è proprio la capacità di riposare.
Il tempo trascorso nel ring è minimo rispetto alla durata complessiva della giornata. Ci sono il viaggio, l'ingresso, la preparazione, le attese tra una classe e l'altra e, nelle manifestazioni più importanti, molte ore trascorse in ambienti estremamente stimolanti.
Un cane che rimane costantemente attento a ogni persona e a ogni soggetto che passa può arrivare al momento del giudizio già mentalmente stanco. Per questo la preparazione dovrebbe comprendere anche la capacità di alternare attività e recupero.
Il kennel, quando viene introdotto correttamente e il cane lo vive come uno spazio familiare, può essere molto utile proprio per questo. Offre un luogo nel quale isolarsi parzialmente dagli stimoli e riposare durante le attese. Non dovrebbe essere qualcosa che il cane scopre il giorno della gara, ma una competenza costruita precedentemente e utilizzata con naturalezza.
Un buon cane da ring, insomma, non è necessariamente quello che rimane “acceso” per otto ore. È quello che riesce a riposare quando non serve fare nulla e ad attivarsi quando arriva il momento di lavorare.
La motivazione cambia completamente la qualità della presentazione
C'è poi un aspetto che nel ring si vede immediatamente: la differenza tra un cane che conosce gli esercizi e uno che ha piacere di lavorare insieme al proprio handler.
Stack, movimento e attenzione possono naturalmente essere allenati, ma soprattutto con i soggetti giovani non dovrebbe esserci fretta di ottenere subito una presentazione perfetta. Sessioni brevi e ben costruite permettono di sviluppare progressivamente precisione senza trasformare l'Handling in una lunga serie di ripetizioni.
Questo vale soprattutto per lo stack. Possiamo certamente posizionare manualmente il cane, ma possiamo anche insegnargli progressivamente a comprendere la posizione richiesta e ad avere un ruolo più attivo nel raggiungerla e mantenerla.
Quando il cane sa cosa gli viene chiesto, la presentazione diventa più naturale e soprattutto non dipende continuamente dalla correzione da parte del conduttore.
La preparazione fisica conta quanto quella tecnica
Un cane da esposizione non deve soltanto apparire in buona forma: deve essere realmente in una buona condizione fisica.
Il movimento è una componente importante della valutazione morfologica e, affinché il cane possa esprimersi correttamente, servono tono muscolare, coordinazione, equilibrio, mobilità e una condizione generale adeguata. Questo non significa trasformare ogni cane da show in un atleta agonista, né cercare di modificare attraverso l'allenamento ciò che appartiene alla sua struttura. Significa semplicemente permettergli di utilizzare il proprio corpo nel modo migliore possibile.
Anche il peso forma rientra in questo discorso. Essere in condizione non significa portare il cane a essere il più magro o il più muscoloso possibile, ma trovare una condizione coerente con età, struttura, razza e caratteristiche individuali.
E soprattutto, la preparazione fisica non coincide con far trottare il cane per chilometri perché in esposizione dovrà trottare. Il movimento nel ring è una competenza specifica; la condizione atletica è qualcosa di più ampio.
Propriocezione e consapevolezza del proprio corpo
Nella preparazione fisica del cane da esposizione è interessante lavorare anche sulla propriocezione, cioè sulla capacità del cane di percepire la posizione e il movimento del proprio corpo nello spazio.
È un aspetto che nell'Handling può avere una particolare utilità. Quando insegniamo lo stack, per esempio, ci accorgiamo facilmente che alcuni cani riescono a controllare e riposizionare gli arti con grande naturalezza, mentre altri hanno una consapevolezza minore di ciò che sta accadendo, soprattutto a livello del posteriore.
Attraverso semplici esperienze ed esercizi motori possiamo aiutare il cane a sviluppare maggiore coordinazione, equilibrio e controllo dei propri movimenti, senza necessariamente ricorrere a lavori complessi o particolarmente strutturati. Camminare su superfici differenti, affrontare piccoli cambi di altezza, imparare a utilizzare gli arti in maniera più consapevole o eseguire movimenti controllati sono tutte esperienze che possono contribuire alla conoscenza del proprio corpo.
Questo lavoro non serve soltanto per ottenere uno stack più preciso. Una buona consapevolezza corporea può essere utile anche nel movimento, perché permette al cane di gestire meglio appoggi, cambi di direzione e differenti situazioni motorie.
Nell'Handling questo significa anche poter rendere il cane più partecipe della propria presentazione. Invece di limitarci a spostare manualmente ogni arto nella posizione desiderata, possiamo insegnargli progressivamente a comprendere dove posizionarsi e come mantenere quella postura.
Naturalmente la propriocezione non deve diventare uno strumento per cercare di modificare ciò che appartiene alla struttura del cane. La preparazione fisica dovrebbe permettere al soggetto di utilizzare al meglio il corpo che possiede, migliorandone consapevolezza e controllo, non cercando di mascherarne le caratteristiche morfologiche.
Il movimento nel ring deve essere adatto a quel cane
Anche il trotto richiede preparazione tecnica. Il cane deve imparare a seguire il conduttore, mantenere la direzione e trovare il proprio ritmo senza saltare, galoppare o essere continuamente trattenuto dal guinzaglio.
Ma qui entra in gioco anche la capacità dell'handler di osservare.
Non esiste una velocità ideale valida per tutti. Un cane di piccola taglia, un soggetto molto raccolto e un cane con grandi falcate avranno necessariamente ritmi differenti. Il compito dell'handler non è imporre il proprio passo al cane, ma trovare quello che gli permette di esprimere al meglio il suo movimento naturale.
Questo è uno dei motivi per cui l'Handling non è soltanto insegnare qualcosa al cane. Anche il conduttore deve allenarsi a leggere ciò che accade dall'altra parte del guinzaglio.

Con i cuccioli preparare presto non significa allenare tanto
Molti cani iniziano ad avvicinarsi al mondo delle esposizioni quando sono ancora molto giovani. È un momento prezioso per costruire le basi, purché non venga interpretato come la necessità di anticipare il lavoro dell'adulto.
Con un cucciolo possiamo fare moltissimo senza sottoporlo a carichi fisici eccessivi. Possiamo lavorare sulla relazione con l'handler, sulla manipolazione, sulla bocca, sulle brevi permanenze in posizione, sulla capacità di seguire il conduttore e soprattutto sulle esperienze.
Possiamo abituarlo gradualmente ai viaggi, al kennel, a superfici differenti, a nuovi ambienti, alla presenza di altri cani e a persone che lo osservano e lo toccano.
Dal punto di vista fisico possiamo favorire esperienze motorie appropriate, coordinazione e consapevolezza corporea, rispettando sempre un organismo ancora in crescita.
Preparare presto significa costruire delle competenze, non aumentare precocemente i carichi di lavoro.
Anche il recupero fa parte della preparazione
Quando si avvicina un'esposizione importante può essere spontaneo pensare di dover intensificare il lavoro. In realtà ciò che non è stato costruito nei mesi precedenti difficilmente verrà recuperato negli ultimi giorni.
Arrivare all'evento con un cane affaticato perché abbiamo aumentato improvvisamente trotto, esercizi e sessioni di Handling può essere addirittura controproducente.
Una preparazione ben organizzata dovrebbe permettere al cane di arrivare in condizione ma recuperato, sia fisicamente sia mentalmente. Questo diventa ancora più importante quando affrontiamo trasferte lunghe o esposizioni di più giorni, perché anche il viaggio, il cambiamento di ambiente, il sonno differente e le molte ore trascorse fuori casa contribuiscono al carico complessivo.
La giornata di esposizione non può essere considerata isolatamente da tutto ciò che avviene prima e dopo.
Handling significa imparare a presentare il cane che abbiamo davanti
Alla fine, la tecnica rimane fondamentale. Un buon handler deve sapere gestire il guinzaglio, le traiettorie, lo stack, il movimento e la relazione con il giudice. Ma la tecnica acquista valore quando viene utilizzata per permettere al cane di esprimersi, non semplicemente per controllarlo.
Questo richiede capacità di adattamento. Ci saranno giornate in cui il cane sarà particolarmente concentrato e altre nelle quali avrà bisogno di qualche secondo in più. Alcuni soggetti lavorano meglio con una forte motivazione, altri hanno bisogno di maggiore tranquillità. Alcuni entrano in un ambiente nuovo senza difficoltà, altri devono avere il tempo di osservarlo.
La preparazione mentale, quella fisica e quella tecnica finiscono quindi per incontrarsi proprio qui.
Un cane che conosce ciò che deve fare ma è mentalmente sopraffatto difficilmente riuscirà a esprimersi al meglio. Allo stesso modo, un cane sereno e tecnicamente preparato ma privo di una buona condizione fisica potrebbe non riuscire a mostrare pienamente il proprio movimento.
Preparare un cane da esposizione significa occuparsi del cane nella sua interezza.

Alla Scuola di Fido, il percorso di Handling non si limita alla tecnica di presentazione, ma considera il cane nel suo insieme, lavorando progressivamente sulla preparazione al ring, sulla gestione delle diverse situazioni che incontrerà in esposizione e sulla consapevolezza del proprio corpo.
Perché una bella presentazione non nasce soltanto da un cane che sa stare fermo e muoversi al guinzaglio. Nasce da un cane preparato fisicamente e mentalmente, sereno nell'ambiente e capace di entrare nel ring insieme al proprio handler nelle condizioni migliori per esprimere ciò che è.



